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Recensione cd: Alcest "Les Voyages De L'ame"
Edition: Prophecy Productions
Pubblication: 2012
Il primo demo di questa band francese risale al 2001 e pochi avrebbero scommesso sul relativo successo di questo progetto,nonostante tutto,il cammino di questa band continuò e seppur tra alti e bassi,nel 2005,uscì l'EP "Le Secret" che fece diventare il gruppo come una sorta di band di culto.
Nel 2007 uscirà l'album per loro consacrante,ovvero "Souvenirs d'un autre monde" che portò molta fortuna al musicista di nome Neige e che permise di guadagnarsi un contratto niente meno che con l'etichetta Prophecy.
Seguirono poi anche dei tour con nomi altisonanti (soprattutto per i neo metal kids di questi anni),tra tutti ricordiamo gli Agalloch.
Nel 2010 uscirà l'album "Ecailles de Lune" che consolidò il loro buon successo.
Agli albori del 2012 si vede l'uscita di questo ultimo album che sinceramente,detto subito e schiettamente,ripete un pò la solita solfa della "band-artista" degli Alcest.
Il suo ascolto è piacevole,dalle sonorità piuttosto acustiche ma che rimane con quel carattere "folk-danzereccio" dal quale non ci si è riusciti a distaccare più di tanto. Infatti quest'album soffre di un song writing che il più delle volte non riesce ad uscire con qualcosa di nuovo del "già ascoltato".
Nonostante tutto,ciò che riesce a risollevare le sorti di quest'ultimo lavoro sono le diverse melodie suadenti dalle tinte vagamente aleatorie che catturano parecchi e dal primo ascolto,soprattutto quelli che amano parecchie contaminazioni della musica new age nella musica rock e metal.
Esso è suddiviso in otto brani di durata medio-lunga (si va infatti dai 2 minuti del pezzo "Havens" fino agli 8'50" del pezzo "La où naissent les couleurs nouvelles").
Se si ascoltano tutti i lavori di questa band si noterà che stilisticamente questo nuovo album si colloca più o meno a metà tra i due lavori precedenti.
Nonostante il carattere danzereccio reiterato c'è anche da evidenziare la maggiore complessità delle ritmiche di parecchi brani di quest'ultimo disco (ed in questo senso la presenza di Winterhalter si può ritenere fondamentale). Il carattere danzereccio rivela anche la bontà dei fraseggi chitarristici,abbastanza ruspantelli ma che tutto sommato raggiungono l'obiettivo prestabilito,cioè quello delle atmosferee eteree e la rievocazione dei paesaggi onirici, a tratti fiabeschi.
Tra i momenti più felici è bene segnalare la già citata mini-suite "Là où naissent les couleurs nouvelles" che le permette di evidenziarsi maggiormente dagli altri pezzi.
Molto bello è anche il pezzo dal titolo "Faiseurs de mondes" con quella contrapposizione tra un cantato screaming e melodie più dolci. La strumentale "Havens" è di buon gusto questa con l'ultima "Summer's Glory" dal carattere più spensierato.
I restanti brani rimangono però di qualità mediocre che rivelano soprattutto una certa stanchezza compositiva,"Autre Temps" ad esempio sebbene piacevole, rimane piuttosto "standard" e prevedibile. Lo stesso si potrebbe dire per la piuttosto sottotono "Nous sommes l'emeraude".
Il brano "Beings of Light" non è convincente,anch'essa abbastanza ovvia.
Una cosa che si può evidenziare in maniera positiva è sicuramente la grande produzione alle spalle da parte della Prophecy che ha reso dei suoni molto compatti,potenti e chiari (...anche se anche in questo caso i cosiddetti suoni "chiari" possono piacere....o meno...).
The last but not the least: si può evidenziare anche la qualità molto buona dell'art working della copertina fatta di colori soffusi e dalle tonalità chiaroscurali piuttosto suggestive.
Trattasi di un album,come detto prima,consigliabile a chi ama oltre al metal anche generi musicali tipo new age,folk music e folk metal.
A cura di Bebo Vanzetti e Luciano Rollo
Data di pubblicazione 25/01/2012




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